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SkúffukakaCronaca di un viaggio in Islanda

23 Marzo 2012
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I miraggi, si sa, esistono eccome, non sono solo nelle fantasie dei narratori arabi. Ecco perché vedere terra dopo sedici ore di traghetto (e altre trenta accumulate fino alle isole Faer Oer) ci spiazza e ci stupisce. Ci si pizzica a vicenda: "Ma siamo davvero arrivati?"

Siamo davvero arrivati.

L'Islanda è lì, che ci accoglie con i suoi colori di terra, a cui non siamo abituati. Possiamo vederne i contorni, poi le montagne. Riusciamo a distinguere i fiordi frastagliati dalla liscia costa. E quel bianco lassù in cima? Nuvole? No, è la neve che ricopre le cime più alte, in piena estate. Il porto frenetico ci dà il benvenuto, la sirena della nave suona. Un suono familiare per gli abitanti di Seyòisfjòròur, che ogni settimana accolgono centinaia di stranieri curiosi: per noi è un segno, un segnale che ci dice: "la vostra avventura ha inizio".

Non puoi dire di conoscere a fondo un paese, se non esplori la sua cultura attraverso il cibo: di questo siamo sempre stati fermamente convinti. Conosciamo così Nanna, che ci porterà alla scoperta delle prelibatezze che questa terra, così lontana e diversa da tutto ciò a cui siamo abituati, sa offrire. Di italiani lei ne ha visti pochi. Scopriamo che gli stereotipi della cucina italiana sono presenti anche in Islanda: pasta e pizza, magari accompagnate dal suono prepotente di un mandolino. Visitiamo Látrabjarg, punto più occidentale d’Islanda e d’Europa, luogo ideale dove entrare in contatto ravvicinato con i puffin, buffissimi uccelli dal becco colorato - che sono anche una specialità culinaria del luogo - e scopriamo stupiti la presenza di un solo punto ristoro: una pizzeria. Il locale sembra chiuso da un po’, e non nascondiamo una certa delusione nel non poter assaggiare “la pizza più occidentale d’Europa".

Assaggiamo lo skyr, una sorta di yogurt fermentato di cui ci innamoriamo all’istante. Scopriamo che, oltre al pesce, la carne più consumata è quella di agnello (il cui sangue si utilizza per preparare una zuppa). Conosciuta nel mondo per l’hákarl (squalo fatto fermentare in una fossa per alcune settimane), la cucina islandese in realtà, per prodotti e ricette, è molto varia: zuppe (come quella di pane, di rabarbaro o di pesce), puddings, pane di segale e formaggi. La pasticceria richiama la tradizione americana: troviamo così pancakes di ogni tipo, torte al cioccolato, ciambelle e butter icing. In mezzo a tanta diversità, notiamo però anche affinità con la cucina italiana: mangiamo una torta di mele che ha lo stesso sapore di quelle che le nostre nonne ci preparavano da piccoli. Ricompensiamo tanta gentilezza preparando per Nanna e la sua famiglia una cena tipicamente italiana: sarà il coronamento di un’avventura gastronomica indimenticabile.

Nanna ci fa assaggiare il suo cavallo di battaglia: Skúffukaka, torta al cioccolato.
Con il ricordo di questa torta e un foglio strappato su cui Nanna ha trascritto la ricetta, facciamo rientro a casa. Solo le foto che abbiamo scattato, più di 10.000, ci fanno capire che non è stato tutto un sogno.

Skúffukaka
Ingredienti:
300 g di farina
350 g di zucchero
2 cucchiaini di lievito
3 cucchiai di cacao amaro
150 g di burro fuso
2 uova
300 ml di latte
1 cucchiaino di essenza di vaniglia

Procedimento:
Mescolare farina, lievito, cacao e zucchero in una ciotola. Aggiungere le uova, il latte, il burro fuso, la vaniglia e mescolare bene e delicatamente. Imburrare una teglia (preferibilmente rettangolare) e versare l'impasto. Infornare a 175 gradi per 40 minuti.

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