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White Russian Cinema Alcool, vita e cinema mescolati in un White Russian

31 Maggio 2012
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Uno dei passaggi cinematografici cui associo maggiormente la mia formazione di spettatore e non solo, è legato a doppio filo all’immaginario western e al concetto di frontiera: non è il John Wayne dell’infanzia e delle nottate passate a guardare film con mio nonno, o il Clint Eastwood de "Gli spietati" che ha definito il mio essere adulto almeno quanto l’eredità musicale di Johnny Cash, ma lo Steve McQueen de L’ultimo buscadero, film troppo poco conosciuto di Sam Peckinpah, mito intramontabile dietro la macchina da presa de Il mucchio selvaggio: il “magnifico” Steve, prestando volto a Junior Bonner, asso del rodeo il cui talento mai esploso ha favorito il successo del fratello, alla domanda “perché sei qui fuori, invece che al saloon, a festeggiare una vittoria che potrebbe essere tua” risponde “c’è sempre bisogno di qualcuno a tenere i cavalli”.

Ecco la mia idea di frontiera, e forse di vita. Tenere i cavalli. Il più possibile. Il più a fondo possibile.
Ma cosa c’entra, vi starete chiedendo, tutto questo con Il grande Lebowski ed il White Russian, cocktail dolce e letale, accogliente e caldo eppure in grado di stendervi sul più bello, neanche fosse una cotta grande come una casa?

C’entra eccome, perché lo spirito - in tutti i sensi - del mio saloon cinematografico, www.whiterussiancinema.blogspot.it passa tutto attraverso la mitologia easy, fuori tempo massimo e pane e salame di Jeffrey Lebowski, il Drugo per gli amici, icona ormai di più di una generazione di appassionati cinefili e non solo: nato in una notte da uno Jagermeister di troppo per divenire un crocevia di gente di passaggio pronta a perdersi e ritrovarsi sul fondo di un bicchiere, o di una bottiglia, per i più tosti, e una testimonianza di ogni film, serial, romanzo e, perché no, canzone in grado di emozionarmi, raccontare una storia o, più semplicemente, liberare incazzature da record.

Perché il Drugo - ed il sottoscritto, con lui - è pur sempre un outsider, un Goonie, un loser formato dalla mitologia creata dai Neil Young e dagli Springsteen, eppure è sempre pronto a fare festa e condividere almeno quanto a non mandarla a dire a chi ha ben poco a che spartire con il saloon, il viaggio, la Frontiera e tutti quelli che, in quanto frequentatori abituali, diventano un po’ come la sua famiglia.

Da un cocktail come questo è nato un piccolo angolo partito come ritrovo di moglie ed amici pronti a discutere di una visione da colpo di sonno o incontrollato crollo emotivo e divenuto un appuntamento da migliaia di visite mensili, un locale in continua espansione in cui incontrarsi, scontrarsi, riappacificarsi a suon di sbronze e non dimenticare mai quanto il Cinema - e l’arte in genere - siano l’espressione dell’esperienza più appagante di tutte: la vita.

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