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L'esperienza del vinotinex

26 Gennaio 2012
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Ci sono diversi modi di approcciarsi al vino. Semplice consumo, momento di piacere o, perché no, vera e propria "esperienza". Un incontro con il territorio e con la sapienza dell'uomo nel vinificare al meglio ciò che madre natura ogni anno regala. È pensando a questo ultimo tipo di "consumatori", di cui faccio parte, che è nata in me la voglia di intraprendere un piccolo progetto nel campo vinicolo.

In oltre 15 anni di visite in cantina, ho notato che il tratto comune a tutti i grandi produttori è il massimo rispetto del terroir (per semplicità, binomio vigna/territorio) e della stratificazione di esperienze umane, dalla coltivazione della vite alla vinificazione. Le migliorie del progresso sono ammesse a patto che non alterino questi principi. Soluzioni tecniche per produrre di più, o anche quando l'annata non lo consentirebbe, portano fuori strada.
Chi produce vino dovrebbe accettare che l'agricoltura è l'attività economica tra le più rischiose, perché al normale rischio d'impresa, aggiunge l'incertezza dell'andamento climatico. Il terzo fattore che concorre, con terroir e capacità umane, alla nascita di un grande vino.

Eppure, in un'epoca in cui il progresso sembra consentire di piegare la natura, molti imprenditori vinicoli hanno deliberatamente abbandonato la strada della tradizione, alla ricerca di prodotti più "commerciali". Aiutati in questa folle corsa da un regolatore compiacente e da un consumatore distratto. Due piccoli esempi:

A Montalcino si è passati da 60 ettari vitati negli anni 60, ai 2.000 di oggi. Siamo sicuri dunque che nella maggior parte dei casi non acquistiamo una semplice etichetta e non un vero "Brunello"?
E ancora, Antonio Galloni (collaboratore di Parker, il più influente giornalista nel mondo del vino) sottolinea come il 95% del vino venga consumato la sera stessa dell'acquisto. È quindi una sorpresa se l'intera industria del vino (dalla produzione alla comunicazione) si concentra su prodotti di "pronta beva", prima ancora che rispettosi del terroir?

Forte della convinzione che la grande maggioranza dei produttori stia andando nella direzione sbagliata, ho deciso 5 anni fa di iniziare un progetto diametralmente opposto. Scegliendo una vigna di età adeguata e in una zona storicamente molto votata, circondata da boschi, una coltivazione orientata all'equilibrio della pianta. Tutto al fine di ottenere uva sana e matura, non grandi quantità di prodotto.
In vinificazione il principio base è quello di intervenire il meno possibile, escludendo completamente l'utilizzo di qualsiasi tecnologia, o prodotto chimico. Questo perché l'uomo è incapace di comprendere i meccanismi della natura nella loro completezza. Sempre meglio dunque confidare che il corredo genetico di un'uva sana e matura sia il naturale reagente per un processo di fermentazione ottimale.

L'invecchiamento infine avviene in anfore di terracotta, un recipiente che non aggiunge nessun sapore al prodotto finale: un vino vero. Un nome semplice: Ognostro, come da ragazzi si è sempre chiamato il vino rosso in Campania.

Mi sembra un approccio più onesto al vino, e più rispettoso verso la natura ed i consumatori.
Rimane da dimostrare la fattibilità economica del progetto, ma credo i tempi siano maturi. Sempre più persone sono attente a ciò che acquistano e a come con i propri consumi si relazionano alla natura. E anche qui ritengo una scelta non troppo avventata confidare nel naturale equilibrio tra "domanda e offerta" che si crea quando il prodotto è quello giusto.

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